Il trattamento di fine rapporto: cosa fare 3


Il trattamento di fine rapporto, il TFR, viene definito “reddito differito”: ovvero una retribuzione che non viene goduta immediatamente dal lavoratore, ma che il datore di lavoro differisce alla fine del rapporto di lavoro.

Che fosse per raggiungimento dei requisiti della pensione oppure per un licenziamento poco importava: il TFR aveva questa funzione.

Con l’introduzione nel 2007 dei fondi pensione privati però si è aggiunta una opportunità: quella di utilizzare il TFR con una funziona previdenziale.

Ovvero avere una ulteriore fonte di reddito una volta terminata la vita lavorativa.

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Il trattamento di fine rapporto è una quota di stipendio che ogni mese viene accantonata: il 6,91% dello stipendio lordo.

Nelle aziende con meno di 50 dipendenti la somma del TFR di tutti i dipendenti viene accantonata in azienda con degli obblighi precisi per il datore di lavoro.

  1. renderlo disponibile non appena il lavoratore termina il proprio rapporto di lavoro (sia per licenziamento, dimissioni oppure soglia della pensione)
  2. contribuire alla sua rivalutazione: il TFR va adeguato all’incremento dei prezzi. E’ per questo che ogni anno il datore di lavoro è obbligato a rivalutare la quota dell’1,5% fisso, più il 75% dell’incremento dei prezzi generali, l’inflazione.

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In una condizione “tradizionale” il TFR viene accumulato dall’azienda ed utilizzato come forma di finanziamento.

Cosa succede se il lavoratore decide di interrompere il rapporto di lavoro?

Il TFR sarà liquidato al lavoratore, e sulla somma totale saranno applicate le imposte secondo l’aliquota IRPEF.

Ipotizzando un reddito compreso tra i 28.000 e i 55.000 euro lordi il lavoratore avrà come riferimento una aliquota del 38%, che una volta pagata darà il TFR netto.

L’introduzione dei fondi pensioni privati ha concentrato l’attenzione sulla possibilità di ottenere delle agevolazioni fiscali, proprio per limitare l’incidenza delle aliquote IRPEF sul valore totale del TFR.

Liquidare il TFR ad ogni cambio di posto di lavoro oppure al raggiungimento della tanto sognata pensione comporta un esborso monetario importante in termini di imposte.

I fondi pensione privati permettono di evitare che questo accada: decidendo infatti di trasferire il proprio TFR dalla azienda al fondo pensione, la propria posizione rimane attiva fino al raggiungimento della pensione.

In caso di dimissioni o licenziamento non ci sarà liquidazione del TFR, di conseguenza non si dovranno pagare delle imposte immediatamente.

Si può decidere di trasferire il trattamento di fine rapporto che si maturerà da oggi in avanti, oppure anche quello che si è accantonato negli anni passati.

I fondi pensione privati permettono ulteriori vantaggi per il lavoratore:

  1. agevolazione fiscale alla pensione: una volta raggiunti i termini per poter andare in pensione non dovrà essere applicata l’imposta tradizionale sul TFR maturato. L’imposta sulla liquidazione della posizione infatti sarà del 15%. Di per sé già una aliquota vantaggiosa rispetto a quella dell’IRPEF. Se si è iscritti da molto tempo al fondo, oppure vi si rimane per più di 15 anni però l’aliquota è ancora più vantaggiosa. Infatti dopo il 15° anno di iscrizione l’aliquota diminuirà di 0.30% ogni anno, fino a raggiungere il 9% di aliquota minima.
  2. Il TFR potrà essere rivalutato maggiormente: nel fondo pensione privato sia il TFR che i contributi personali saranno gestiti                 da strategie di investimento più o meno aggressive in base alla scelta del lavoratore. In questo modo si potranno sfruttare tempi di investimento lunghi per ottenere rendimenti superiori.

In conclusione, la gestione del TFR può permettere di ottenere delle agevolazioni fiscali sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. L’importante è esserne a conoscenza e sapere come sfruttarle.

Ho scritto una breve guida con un esempio numerico per capire più nel dettaglio l’entità di questi vantaggi.

Leggi la guida sul Trattamento di fine rapporto.

E’ un argomento molto importante da affrontare, e se pensi di avere bisogno di aiuto sono qui per rispondere alle tue domande: contattami senza impegno scrivendomi in questa pagina.

Alla prossima!

Alessandro


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3 commenti su “Il trattamento di fine rapporto: cosa fare

  • Paola

    L’azienda mi ha risposto che me li darài 10000 euro in 12 mesi perché non ha soldi . Io quando sono stata assunta mi hanno chiesto se li lasciavo in azienda ma io li ho lasciati all’Inps. Io non so perché io vedova e sola non me li devono dare come dice il mio contratto di metalmeccanici in 60 giorni . Se mi può aiutare le darei grata .

  • Alessio

    Buonasera,
    Lavoro in Unieuro e da 11 anni il mio TFR viene versato al fondo Fon.Te., così come da scelta aziendale.
    Se dovessi licenziarmi oggi (per cambio lavoro), avrei la possibilità di accedere alla somma totale del mio TFR?
    Chiedo qui perché le risposte ricevute dal fondo sono sempre state vaghe e fumose.
    Grazie in anticipo
    Alessio

    • Alessandro Sichieri L'autore dell'articolo

      Buonasera Alessio. E’ previsto che il TFR non le venga liquidato se lei, cambiando lavoro, rimane nell’ambito del commercio potendo utilizzare il fondo Fon.te In altro caso, ovvero se lei risultasse inoccupato oppure cambiasse categoria lavorativa (dovendo accedere ad altro fondo quindi) le verrà liquidata l’intera somma. Si ricordi che la liquidazione del TFR è soggetta alla tassazione alla sua aliquota Irpef. L’ottimizzazione del TFR è possibile godendo dei vantaggi fiscali dei fondi complementari, aderendo in modo continuativo per un tempo superiore ai 15 anni.

      Spero di esserle stato d’aiuto

      Alessandro Sichieri